Subire o condurre i cambiamenti?

adattarsi ai cambiamenti post Covid-19

Subire o condurre i cambiamenti?

La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti, sarà la caratteristica distintiva dell’azienda competitiva; quella che avrà imparato prima a destreggiarsi nell’ambiente/mercato post Covid-19; ancora più interconnesso, social addicted e global-market oriented, di quanto lo sia stato sino a ieri.  Infatti, i brand più in voga sul web dei mercati globali, (BigCo.) sono e molto probabilmente resteranno, quelli nati e concepiti per mutare rapidamente pelle (out-fit) e sfruttare, a proprio vantaggio, tutti i cambiamenti del “mondo-mercato”, che presidiano costantemente. 

Le Big Companies (e i loro Brands) attingono linfa e indicazioni dal popolo della rete e, tramite esso, amplificano la loro notorietà (anche nel mondo reale), non solo cogliendone desideri e pulsioni, ma alimentandone e anticipandone gusti, tendenze e mutazioni, con il costante upgrade tecnologico e l’adozione di strategie di digital marketing, create per generare bisogni e desideri da soddisfare.

La loro forza, deriva (oltre che da budget milionari) dalle capacità d’analisi sistematica degli input d’orientamento “captati” scrutando comportamenti e reazioni di milioni di individui ai quali si rivolgono (Target Group) e dai big-data process; ovvero dall’elaborazione dei (tanti) dati statistici, personali, quanti-qualitativi, etc, etc,  registrati più o meno dichiaratamente (?) dai canali digitali utilizzati dai loro “sistemi” attivi in rete. Quindi, grazie a potenza di calcolo e algoritmi generati “su misura” dalle intelligenze artificiali, asservendo “ogni cosa” ai propri imperscrutabili (?) scopi; siano esso obiettivi economici, filantropici, d’opinione o “altre”  finalità d’impresa. (!) 

Con l’inattesa emergenza da Covid-19, siamo obbligati a sopportare l’accelerazione “brutale” dei processi di transizione dei modelli di business e relazionali dal mondo reale (on-store) a quello virtuale (on-line). Transizione che in Italia, e ancor più nelle sue aree meno sviluppate, a differenza di quanto successo nel resto del mondo (G20), stava avvenendo con lenti (e pigri) avanzamenti; Perché troppi imprenditori/manager di PMI e micro aziende, vedevano (e vedono) l’upgrade ICT e gestionale necessario, più come un costoso “optional” che una remunerativa opportunità di crescita e sviluppo “global”. 

Quindi, ignorandone le potenzialità, sotto-stimandone l’importanza strategica e, spesso, affidandosi allo smanettone di turno e/o al “prezzo più basso”, senza rendersi conto dei danni procurati alla sua stessa impresa; I ritardi da indolenza accumulati ieri, generano “panico” e confusione oggi e diverranno handicap domani; la ritrosia all’innovazione diverrà “isolamento”,… e così via sino a creare, sullo scenario neo-competitivo che si andrà configurando nei prossimi mesi, una netta ed evidente linea di demarcazione tra chi, impresa storica o startup, lotterà e condurrà i cambiamenti a proprio favore e chi, invece, li subirà, restando al palo.

Se questa non è una vera e propria “selezione naturale” di Darwiniana memoria, non so proprio in che altro modo chiamarla.  

       Giuseppe Urso / per Reboot Criteria 

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